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Saba Anglana con "La signora Meraviglia": Identità e radici nella Dozzina del Premio Strega 2025
La signora Meraviglia di Saba Anglana è un’opera che fonde romanzo e memoir familiare in un turbine di epoche e luoghi. Con una prosa evocativa, in cui erompe un realismo magico di tradizioni ancestrali, l’autrice ci trasporta senza preavviso dai labirintici vicoli di Mogadiscio al vibrante carico di passeggeri del treno che da Ostia porta a Roma, al Veneto dove gruppi contrari all’immigrazione incutono timore. In questo affascinante intreccio narrativo, emergono potenti riflessioni sull’identità fluida, sulle cicatrici del razzismo, sul peso del passato coloniale e fascista italiano e sulle sfide dell’Italia contemporanea. Al cuore del racconto pulsa il disagio profondo di chi ha dovuto recidere le radici dalla propria terra, da quella ‘casa’ lasciata alle spalle, per navigare le incerte acque di una nuova nazione, una lingua sconosciuta e una cultura aliena. Un viaggio letterario intenso e necessario che scava nell’anima di chi porta con sé il fardello della migrazione.
La Trama: Due Epoche, Due Donne, Una Ricerca di Appartenenza
Un uomo insegue una giovane, poco più di una bambina, che corre disperata per salvarsi la vita. Lui è somalo, lei etiope, si chiama Abebech, e verrà abbandonata in Somalia con una figlia e un vuoto incolmabile dentro di sé. Nel 1938 l'Africa Orientale Italiana è un regno coloniale, un nuovo impero nato da pochi anni. Molti decenni dopo, nel 2015 a Roma, Dighei è una signora etiope dal carattere ribelle. Ha bisogno di prendere la cittadinanza, il governo ha imposto nuove regole per gli stranieri, anche per chi è in Italia da quarant'anni insieme al resto della famiglia.
La battaglia di Dighei per la cittadinanza a Roma
La nipote Saba aiuta la zia a muoversi nella burocrazia di una città faticosa e contraddittoria: dipendenti comunali confusi, documenti impossibili da reperire, barriere di ogni tipo, situazioni talmente assurde da diventare comiche.
Dal passato emerge la storia di una famiglia sin dall'inizio sradicata: Abebech giunge a Mogadiscio seguendo il caso e la necessità, e in ascolto dei presagi di un indovino. Qui conosce il suo futuro marito e finalmente, con i loro otto figli, sembra possibile una parvenza di felicità, di serenità familiare. Almeno fino a quando Abebech non inizia a scivolare in un abisso dove le parole e il senso della vita svaniscono. Forse è posseduta da uno spirito pericoloso e inquietante, che solo una donna può aiutarla ad affrontare. Questa donna ha un nome che tornerà molti anni dopo: Wezero Dinkinesh, letteralmente signora Meraviglia.
Temi Chiave e Stile Narrativo Unico di Saba Anglana
Tra passato e presente, emerge il dramma di una famiglia sradicata, segnata da un’oscura mancanza. Un romanzo di verità e dolcezza. Il libro affronta temi come l'identità, il razzismo, la migrazione, la famiglia e il senso di sradicamento. Saba Anglana utilizza uno stile lirico e ironico, intrecciando il linguaggio italiano con termini dal somalo e dall'amarico, creando una narrazione musicale e ritmica.
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La Proposta di Igiaba Scego per il Premio Strega 2025
Estratto dalla Motivazione
Se Fairuz è l’usignolo del Libano, Saba è un usignolo senza confini, italiano, etiope e somalo. Un’artista che ha scelto di vivere oltre le frontiere, intrecciando appartenenze senza lasciarsi definire da esse. In La signora Meraviglia (Sellerio), il suo straordinario debutto letterario, questa tensione verso una molteplicità identitaria – che è al tempo stesso ricchezza e spaesamento – emerge con chiarezza.
Il romanzo segue due fili narrativi e temporali come in un gioco di specchi, per accompagnarci a vedere l’universalità del tema dell’identità: da un lato, la storia di Nonna Abebech, rapita da un ascaro somalo, soldato al servizio degli italiani durante l’invasione coloniale dell’Etiopia, e poi abbandonata in Somalia, incinta, costretta a reinventarsi una vita: una storia, quella di Abebech, che ci fa vedere una complessità spesso taciuta da chi ha preferito tracciare linee semplici, buoni da una parte, cattivi dall’altra.
Questa vicenda del passato ha un controcanto nella storia di strettissima attualità della cittadinanza: il percorso della zia Dighei, che dopo quarant’anni in Italia lotta per ottenere quel documento tanto agognato che – come suggerisce Saba – non basta tuttavia a riassumere un’esistenza, né la sua né quella di nessuno.
