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Elvio Carrieri con “Poveri a noi” nella Dozzina del Premio Strega 2025
Nel cortile di una scuola media della periferia barese uno studente viene massacrato di botte da un compagno e ricoverato in prognosi riservata. A distanza di pochi metri, inerme, un altro ragazzo osserva la scena. Passano quasi vent’anni. Nel frattempo, dopo quel momento tragico, Plinio (la vittima) e Libero (il testimone defilato del pestaggio) sono diventati amici. Un’amicizia basata sulla protezione reciproca. Ma quando Libero, professore in un carcere, incontra Letizia, una psicologa originaria della Valle d’Itria, il rapporto con Plinio si trasforma. Sullo sfondo di una città, Bari, ormai ridotta cinicamente alla sua anima scheletrica e post-industriale, tormentata da scandali locali e da losche manovre politiche, non c’è dramma che le tre giovani figure urbane non possano esorcizzare. Non importa quanto dolore vi sia in gioco.
Libero è mosso dal goffo eroismo dell’antieroe, da trent’anni soffre per non aver aiutato da bambino il suo migliore amico, Felice, altresì detto Plinio il Vecchio, malmenato dai compagni. Da quel mancato aiuto si genera un senso di colpa e di protezione quasi materno nei confronti dell’amico. I due vivono a Bari centro e insieme conducono una vita strascicata: Libero fa il professore di lettere in carcere a una manica di docili sex offenders, si innamora di Letizia, la psicologa della struttura proveniente da un paesino del barese, mentre Plinio prova a dare l’ultimo esame di latino dedicato ai codici del Satyricon di Petronio.
Vite quotidiane, distanti da qualsiasi vetta celestiale, ma colorate da un’ironia così endemica da impregnare anche i fatti più drammatici.
Temi Chiave e Stile Narrativo di Elvio Carrieri
“Poveri a noi” racchiude tante storie insieme, come la rarità di un’amicizia longeva, il bisogno, puntualmente deluso, di riconoscimento in un ruolo predefinito, la passione per un tempo, quello passato, che appare morto – «mi permetteva di pensare a Leopardi e non allo SPID» – ma che quando revocato sa tornare vivo e parlare ai più improbabili. È quello che succede nelle mura del carcere, dove Libero non solo trova quella agognata dimensione di riconoscimento, nella quale può straparlare con legittimo compiacimento di Dante e di Leopardi, ma riesce anche a scheggiare le bronzee corazze dei sex offenders.
Una delle cifre più distintive del romanzo è la lingua costruita da Carrieri, un pastiche linguistico che coniuga latitudini e cronologie tra loro molto distanti. Vi si trovano mescolati dialetto barese, neologismi, inglesismi, richiami alla tradizione classica, che formano un condensato uniforme e melodioso. La pagina più riuscita di questa ardimentosa combinazione linguistica è quella in cui Libero e Plinio si trovano al bar a discutere, una «mistura tra l’italiano, il mediolatino e il dialetto barese».
La varietà dell’impianto linguistico offre anche al testo degli squarci di libertà dai quali confluiscono sulla pagina elementi trasversali, tra loro così distanti da essere ossimorici ma con l’effetto di regalare alla storia un ritmo e una patina ipercontemporanea che ritroviamo ogni volta che scrolliamo la home page di Instagram: gattini, guerra, skin care, bombe, cambiamento climatico, tigri addomesticate, eccetera eccetera.
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La Proposta di Valerio Berruti per il Premio Strega 2025
Estratto dalla Motivazione
Un’amicizia nata alle medie, in una scuola barese, dopo che uno dei due ragazzi viene picchiato a sangue da altri compagni e l’altro rimane inerte. Immobilizzato da una paura che lo inseguirà per sempre. Un’amicizia che vent’anni dopo diventa una storia di protezione e rimorso, raccontata con un linguaggio diretto, spesso implacabile nel libro d’esordio, “Poveri a noi” di Elvio Carrieri (edito dalla casa editrice Ventanas), giovanissimo scrittore di appena vent’anni, poeta e musicista.
È la storia di Libero e Felice, entrambi trentenni, uno professore di Lettere all’interno del carcere di Bari, l’altro ancora alle prese con l’ultimo esame di latino. Due perdenti, almeno all’apparenza, che fanno i conti con un passato che non smette di tormentarli, tra voglia di riscatto e perdono.
Un libro profondo per le sensazioni che riesce a risvegliare, per l’ironia e il sarcasmo a volte snobistico dei dialoghi ma anche per la speranza che la cultura e le idee possano sempre salvarci. Un elogio alla nostra quotidianità. Come dice Carrieri: “Non esiste letteratura che non si nutra di uno che lava i piatti e svuota la Moka”. E come sentenzia Libero: “Io sono il prfssò, il professore, e il mio ruolo è mediare. Mediare tra vuoto e pieno. Mediare tra scuola e carcere. Parlo e basta, per automatismo. Ma almeno parlo. È già qualcosa.
