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Renato Martinoni con “Ricordi di suoni e di luci. Storia di un poeta e della sua follia” nella Dozzina del Premio Strega 2025
Il romanzo segue la vita di Dino Campana, dalla sua passione per la poesia, che lo spinge a vagare e a vivere in modo anticonvenzionale, fino alla sua reclusione in manicomio. La narrazione alterna momenti di intensa creatività poetica con periodi di disperazione e follia, evidenziando la sua difficoltà a far fronte alle rigide strutture della società e della psichiatria. L'amore per Sibilla Aleramo, una scrittrice celebre, aggiunge un'ulteriore dimensione alla sua storia, rappresentando sia un momento di passione intensa che un'occasione per riflettere sulla sua esistenza.
Temi chiave
Il romanzo esplora la relazione tra la passione per l'arte, in particolare la poesia, e la condizione psicologica del protagonista, evidenziando come l'esplosione creativa possa sfociare in una forma di sbandamento.
L'individualismo e la società
Campana, con i suoi vagabondaggi e la sua non conformità, diventa un simbolo della lotta tra l'individuo e le regole, le aspettative e le strutture sociali.
L'amore e la passione
L'incontro con Sibilla Aleramo è un momento centrale del romanzo, rappresentando un'occasione per riflettere sull'amore, la passione e la loro capacità di trasformare la vita.
La memoria e la finzione
Il romanzo si gioca sul confine tra memoria e immaginazione, intrecciando fatti reali con elementi inventati per creare una narrazione che sia sia un ritratto biografico che un'esplorazione del mondo interiore del protagonista.
Stile narrativo
La scrittura di "Ricordi di suoni e di luci" è caratterizzata da una prosa fluida e precisa, capace di creare un'atmosfera coinvolgente e di trasportare il lettore nel mondo di Campana. La narrazione è ricca di dettagli sensoriali, che evocano la bellezza della natura, la drammaticità dei luoghi e l'intensità delle emozioni vissute dal protagonista. Il romanzo si rivolge a un lettore attento e curioso, che è in grado di apprezzare la complessità della narrazione e la profondità dei temi affrontati.
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La Proposta di Pietro Gibellini per il Premio Strega 2025
Estratto dalla Motivazione
«Renato Martinoni è concordemente ritenuto il maggior narratore svizzero di lingua italiana del nostro tempo, oltre che studioso di alto profilo e professore emerito di Letteratura italiana all’Università di St. Gallen. Per narrare questa “Storia di un poeta e della sua follia” lo scrittore si è certo giovato dello specialista di Dino Campana, ai cui Canti Orfici ha dedicato un esemplare commento (Einaudi, 2003, più volte riedito e ristampato) e sul quale ha procurato studi innovativi (Orfeo barbaro, Marsilio, 2017). Ma lo studioso si è qui posto totalmente al servizio dello scrittore, inventivo e profondo.
L’incandescente vicenda fisica e mentale del protagonista, resa con soluzioni stilistiche originali e cortocircuiti immaginativi sorprendenti, e con una ammirevole qualità linguistica, si versa in una calcolata architettura: quattro parti (La fata verde, La fata bianca, La fata rossa, La fata nera), ciascuna di sei capitoli. Riviviamo gli ultimi anni di vita del grande poeta Dino Campana: dal 1915, l’anno successivo alla pubblicazione dei Canti Orfici, fino al 1932, l’anno della morte in manicomio, dove Campana è entrato quattordici anni avanti.
in questo romanzo la realtà e la fantasia a volte si incontrano, altre si intrecciano, altre ancora si mescolano in un gioco narrativo dove verità e invenzione si trasformano in una “fiaba lirica”.
Proprio per allontanare il racconto da una realtà altrimenti troppo riconoscibile, il protagonista viene chiamato “il poeta”, oppure (come lo definisce la gente, con disprezzo) “lo strambo”, “il vagabondo”, “il matto”.
