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Elisabetta Rasy con "Perduto è questo mare” nella Dozzina del Premio Strega 2025
Il romanzo segue il percorso di vita dell'autrice, intrecciandolo con la figura del padre, un aviatore fascista divenuto un uomo sognante e malinconico nel dopoguerra. L'incontro con l'amico Raffaele La Capria, un uomo di cultura e intelletto, arricchisce la narrazione, creando un triangolo di relazioni complesse e significative. La morte del padre, vissuta come una perdita definitiva, sancisce il tema dell'abbandono e del dolore.
Temi chiave
Rapporto padre-figlia
Il romanzo esplora la difficoltà di comprendere e accettare la figura paterna, un uomo che si allontana, si rinchiude in sé stesso e diventa inafferrabile.
Memoria e passato
L'autrice si immerge nei suoi ricordi, cercando di dare un senso al passato e di elaborare il dolore dell'abbandono.
Abbandono
Il romanzo affronta il tema dell'abbandono, sia in senso diretto, con la figura del padre che si allontana, sia in senso più ampio, con la perdita di sogni e di legami.
Amicizia
L'amicizia con Raffaele La Capria, uomo di grande cultura e affetto, rappresenta un punto di riferimento e un'occasione di crescita personale.
Napoli
La città di Napoli diventa un palcoscenico vivo, con le sue luci e le sue ombre, che riflette il percorso di vita dell'autrice e il suo rapporto con il passato.
Stile narrativo
Riflessivo e lirico
La scrittura di Rasy è caratterizzata da una profonda riflessione sul passato e sulla vita, alternando momenti di intensa narrazione a passaggi di meditazione e analisi.
Ricerca del significato
L'autrice sembra voler dare un senso al suo passato e ai suoi legami, cercando di trovare un equilibrio tra il dolore e la serenità.
Evocazione di personaggi
La figura del padre, di La Capria, di Enea e Kafka, sono figure importanti che rimandano a echi letterari e filosofici, arricchendo la narrazione.
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La Proposta di Giorgio Ficara per il Premio Strega 2025
Estratto dalla Motivazione
La definizione stessa di “romanzo”, in effetti, appare insufficiente per descrivere un libro straordinariamente composito in cui l’arte del ritratto, l’affresco memoriale e la riflessione (sottilissima) su un’epoca difficile, si legano in un dettato originale. Due personaggi, un padre sognatore, allegro, sventato, inconcludente, evanescente, e a suo modo funesto, e un amico famoso e intelligentissimo, Raffaele La Capria, tengono la scena.
Se il padre – aviatore sotto il fascismo, poi avvilito fainéant nella Napoli del dopoguerra – rappresenta una specie di fatale sottrazione nella vita della figlia, l’amico scrittore, uno dei sommi del nostro tempo, è il “di più” di spirito, stile e ispirazione cui ogni vita ambirebbe. La forma stessa del libro si piega con grande naturalezza ora alla vicenda del padre, progressivamente tortuosa, ora al magnifico ritratto, per quadri pressoché slegati e fermi, di La Capria: un uomo affascinato dalla “riposante superficie della vita” come dai suoi abissi; uno scrittore-filosofo che osserva il dolore nelle cose stesse; un camminatore, come Palomar, tormentato dalla nostalgia del “paesaggio perduto”.
Perduto è questo mare contiene sullo stesso piano narrazione e meditazione, e memoria classica, appunti, sospensioni critiche, come in un vero romanzo. Particolarmente prezioso oggi, nel tempo della sua (decisiva?) reductio all’unum della cronaca e del resoconto.
