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Nadia Terranova con “Quello che so di te” nella Dozzina del Premio Strega 2025
La narrazione prende le mosse da una certezza della protagonista di fronte alla figlia appena nata: non potrà mai permettersi di impazzire. Questa paura ha radici profonde nella storia della sua famiglia e nel nome di Venera, la bisnonna internata in manicomio a Messina nel 1928. Spinta dalla necessità di comprendere il proprio passato per affrontare il presente di madre, la narratrice torna in Sicilia per indagare sulla "Mitologia Familiare". In un'alternanza tra passato e presente, il romanzo ricostruisce la storia di Venera e il suo legame con le generazioni successive, in una ricerca della verità che si snoda tra ricordi frammentati, documenti d'archivio e racconti tramandati.
Temi chiave
Memoria Familiare e Identità: Il romanzo è una profonda esplorazione di come le storie, i segreti e i traumi familiari modellino l'identità individuale e collettiva.
Maternità e Follia: La maternità viene descritta come un'esperienza trasformativa che costringe a confrontarsi con le proprie paure più profonde, inclusa quella della pazzia, un tema centrale legato alla figura della bisnonna.
Il Non Detto e il Silenzio: L'opera indaga il peso dei silenzi e delle verità nascoste all'interno delle dinamiche familiari, e lo sforzo necessario per portarle alla luce.
Autofiction e Verità: Muovendosi tra autobiografia e finzione, il libro riflette sulla natura della verità come costruzione narrativa e sulla scrittura come strumento per dare voce a storie dimenticate.
Stile narrativo
Lo stile di Nadia Terranova in "Quello che so di te" è stato descritto come lirico, terso e vibrante. La prosa è caratterizzata da una tensione sottile, a tratti quasi elettrica, che coinvolge il lettore in un "andirivieni tra presente e passato, realtà e sogno, parola e silenzio". La struttura narrativa non è lineare, ma frammentaria e stratificata, riflettendo la natura stessa della memoria. Alcuni critici hanno notato una scrittura intima e capace di trasmettere con intensità emozioni e riflessioni.
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La Proposta di Salvatore Silvano Nigro per il Premio Strega 2025
Estratto dalla motivazione
“La famiglia è la storia che ti racconti, il modo in cui te la racconti, mentre ognuno vive il suo pezzo di vita, la sua parte nel gruppo, a tratti indifferente alla versione degli altri. Scrivere è interrompere il non detto, o crearne uno nuovo… scrivere è creare un incantesimo; se lo scrivo accade. Scrivere è spezzare un incantesimo: se lo scrivo, non accade più”. La citazione magistralmente ritmata è stata sfilata dal grandioso romanzo di Nadia Terranova, Quello che so di te, pubblicato dall’editore Guanda. È una illuminante dichiarazione di intenti; e anche un’indicazione di lettura. Il romanzo di Nadia Terranova non è infatti una cronaca familiare che guarda all’albero genealogico. È una continua interrogazione di una Mitologia Familiare, saggiata, corretta, verificata o contraddetta, dove il detto e il non detto, il silenzio e la parola, il pudore e l’autoinganno, il sogno e la realtà, la solitudine e l’orfanezza, la superstizione e la fatalità, sono passioni dell’enunciazione: in un romanzo che, prima di tutto, guarda al valore letterario, grazie anche all’esattezza di una lingua sapientemente tersa.
