L’innocenza calpestata e la ricerca di una giustizia umana: nell'ultimo romanzo di Marco Vichi, la Firenze degli...
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Acqua sporca: Nadeesha Uyangoda e lo sguardo di Gaia Manzini sulle nuove crepe dell’identità italiana.
Trama
La protagonista vive in un’Italia urbana, sospesa tra una quotidianità perfettamente inserita e un’estraneità che riaffiora in ogni sguardo altrui. Il romanzo non racconta una storia di migrazione, ma una storia di permanenza: cosa significa abitare un luogo che ti vede sempre come un "altrove"? Un evento familiare costringerà la protagonista a immergersi nell'“acqua sporca” delle proprie origini, rivelando che il passato non è mai davvero passato e che l'identità è un equilibrio precario tra ciò che sentiamo di essere e ciò che gli altri proiettano su di noi.
Temi chiave
Lo sguardo dell'altro: Il corpo nero come superficie di proiezione di pregiudizi e desideri.
La lingua come casa: Il possesso dell'italiano come strumento di potere e di esclusione.
Il conflitto generazionale: Il distacco dai genitori e dalle loro strategie di sopravvivenza sociale.
L’ambiguità del quotidiano: Il razzismo sistemico che si annida nei gesti gentili.
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Stile narrativo
Uyangoda scrive con una precisione quasi anatomica. La sua è una prosa "di sottrazione": elimina l'aggettivazione retorica per lasciare spazio alla forza dei fatti e delle sensazioni fisiche. È una scrittura che morde, tipica di chi ha imparato a osservare il mondo dai margini.
Guida alla lettura
Nadeesha Uyangoda ha scritto questo romanzo per rispondere a una domanda che la saggistica non poteva più esaurire: come ci si sente dentro? Se il suo saggio precedente analizzava il sistema, Acqua sporca nasce dall'urgenza di dare un volto e un corpo alle statistiche. L'autrice scrive per scardinare la narrazione del "buon immigrato" o della "vittima da salvare", rivendicando per i suoi personaggi il diritto all'errore, alla rabbia e alla complessità. È un atto di ribellione letteraria contro la semplificazione dell'identità.
Storia editoriale
Il passaggio di Uyangoda a Einaudi rappresenta un momento di maturità per l’editoria italiana. Non è più la "voce nuova" da pubblicare in una collana sperimentale, ma un’autrice di punta che entra nel canone della grande narrativa contemporanea, segno che i temi della nuova cittadinanza sono ormai centrali nel dibattito letterario nazionale.
Confronti con altri romanzi di Nadeesha Uyangoda
Il confronto è con la sua opera d'esordio (non narrativa) "L’unica persona nera nella stanza". Mentre lì l'autrice usava l'intelletto per mappare il razzismo in Italia, in Acqua sporca usa il sentimento e l'immaginazione. C’è una continuità tematica assoluta, ma un salto abissale nella forma: il passaggio dal "dire" al "mostrare". È come se la teoria trovasse finalmente il suo corpo narrativo.
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La Proposta di Gaia Manzini per il Premio Strega 2026
Estratto dalla Motivazione
«Viviamo in un mondo in movimento, un’epoca dove una persona su sette ha lasciato il proprio luogo di origine. È una condizione universale e intima insieme, che implica una lacerazione e un inconsolabile senso di estraneità. Acqua sporca, il romanzo di Nadeesha Uyangoda, è una storia famigliare e un’epopea di donne: Neela e Ayesha che vivono in Italia; Himali, Pavitra e Hirunika che sono rimaste in Sri Lanka. La vita di chi emigra è un’odissea dove Itaca non corrisponde necessariamente a un ritorno, ma è un punto fermo per non impazzire, per resistere all’indigenza e alimentare la certezza – o l’illusione – che nel paese lasciato sia rimasta una traccia di sé: qualcosa “che dimostri che si è esisti quando, altrove, si è stati indaffarati a non esserlo”. Uyangoda si avvale di una lingua sinuosa che accoglie nella sua sintassi il continuo movimento di questa nostra contemporaneità. Mescola lessico e culture diverse a nuovi punti di vista, ma soprattutto parla di un’idea più autentica d’identità, lontana dagli stereotipi culturali. Come sa Ayesha, la giovane artista di questa storia, l’identità prescinde dalle generalizzazioni. È qualcosa di fluttuante e lenticolare, sempre in transizione, perché è la transizione la parte più avvincente e l’ibridazione il luogo più vero di ogni esistenza».
Perché Gaia Manzini ha scelto Nadeesha Uyangoda?
Il legame tra Gaia Manzini e Nadeesha Uyangoda non è casuale, ma risiede in una comune ossessione letteraria: l’indagine sui legami familiari e sulle identità in transito.
Gaia Manzini è una scrittrice che ha sempre esplorato la fragilità dei rapporti e la ricerca di un posto nel mondo (si pensi a La sesta felicità o Nessuna somiglianza). La Manzini scrive spesso di donne che cercano di affrancarsi da un ruolo prestabilito, muovendosi tra le aspettative sociali e i desideri privati.
Perché ha proposto Uyangoda?
L'anatomia dei sentimenti: Entrambe le autrici rifuggono dal sentimentalismo. Manzini ha riconosciuto in Uyangoda quella stessa "crudezza elegante" nel descrivere il disagio di non sentirsi mai completamente a casa, nemmeno nella propria pelle o nella propria famiglia.
La dimensione del corpo: Manzini lavora molto sulla fisicità e sulla percezione di sé; ha visto nel romanzo della Uyangoda la naturale prosecuzione di questa ricerca, applicata però a un contesto (quello dell'italianità nera) che la letteratura "tradizionale" aveva finora ignorato o esotizzato.
Affinità stilistica: C’è una sintonia nel ritmo della frase, asciutto e moderno, che le lega. Manzini premia una letteratura che non ha bisogno di gridare per essere politica, proprio come quella di Uyangoda.
In sintesi, Gaia Manzini ha scelto Nadeesha Uyangoda perché riconosce in lei una "sorella di penna" che sta facendo per la nuova Italia quello che lei stessa fa per la borghesia contemporanea: smascherarne le ipocrisie attraverso una scrittura limpida e implacabile.
Il Percorso del Premio Strega 2026: Le Prossime Tappe
Il premio sarà assegnato dal voto di 800 aventi diritto, così distribuiti: 460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che contribuiscono alla formazione della giuria esprimendo ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria.
La proclamazione dei finalisti si terrà il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento, mentre la serata conclusiva si terrà in diretta televisiva su Rai 3 l’8 luglio al Campidoglio: una scelta fortemente simbolica che rende omaggio a Roma, città che ha visto nascere e crescere il Premio, e che riafferma il legame profondo con la sua storia culturale e civile.
Se hai letto tutto fino a questo punto, sono certe due cose: apprezzi il Premio Strega e non hai ancora letto il romanzo di Nadeesha Uyangoda 'Acqua sporca'
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