Perché nell’autismo la genialità convive spesso con il deficit? È possibile che la stessa architettura biologica che rende il mondo troppo rumoroso alimenti una creatività straordinaria? Il libro esplora la mente autistica intrecciando teorie neurocognitive e vissuti della neurodivergenza. Partendo da Kanner e Asperger, l’autrice confronta due visioni del pensiero geniale: quella di Baron-Cohen, che riconduce il talento a un’intelligenza iperfunzionante capace di estrarre leggi dal caos, e quella di Snyder, che ipotizza un accesso diretto a informazioni non filtrate, all’origine delle abilità numeriche di Tammet e spaziali di Mukhopadhyay. Cuore del volume sono le autobiografie di autori autistici come Temple Grandin, Donna Williams, Carly Fleischmann, Birger Sellin e John Robison, che raccontano l’autismo dall’interno, con o senza linguaggio verbale. Oltre le stereotipie, il libro invita a riconoscere comportamenti che aiutano a dare coerenza a un mondo imprevedibile. L’opera considera l’autismo anche una risorsa evolutiva, senza ignorarne la sofferenza quotidiana e invita a superare i limiti dei test standardizzati per riconoscere intelligenze difficili da misurare.
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