Discroste, la seconda silloge di Antonio Tammaro, è un poemetto che ha per oggetto la spoliazione delle forme e il riconoscimento del franto, dello spaccato, fissurato: sembra un esercizio zen alla ricerca di ciò che rimane al fondo, di ciò che sussiste per davvero. Un’opera quasi iconoclasta, nella quale il figurativo-panoramico-oggettuale è sostituito da uno sguardo verso l’interno, verso la sorgente del linguaggio, che si impone all’attenzione del lettore anche per la lessicografia particolarmente colta e per la struttura ritmico-musicale che fissa le fondamenta della scrittura poetica. Questa ricerca etimologica, e quindi neologistica, si sviluppa parallelamente a una ricerca di senso, che è la ricerca anatomica della forma, ora reperita nel metamorfico e nel dismorfico.
Ricordati che otterrai la ricompensa del 5 per cento del prezzo di copertina quando acquisterai una copia di questo libro. La ricompensa potrà essere utilizzata per pagare i tuoi prossimi acquisti, oppure essere convertita in codici voucher o bonificata sul tuo conto bancario.
Aderisci al nostro programma di affiliazione per proporre la vendita di questo libro. Guadagnerai commissioni ogni volta che ne favorirai la vendita.