“Dante e la Divina Commedia” fa parte del lavoro di Balthasar sugli «Stili laicali», figure essenziali della sua Estetica Teologica. Per l’autore ci sono opere letterarie che ci prendono per mano, come Beatrice fa con Dante, per condurci verso la Rivelazione. La chiave di lettura di Balthasar punta a individuare l’orizzonte e il culmine della visione dantesca, che è costituito da Maria, con l’inno alla Vergine, che Dante affida a san Bonaventura. Maria tra gli angeli è la Signora del Paradiso, quel lato del Paradiso che Dante si sente di descrivere preparato e accompagnato da Beatrice, che ha sostituito Virgilio nella peregrinazione. Dante non si addentra oltre nel mistero cristologico e trinitario, la sua filosofia e la sua poesia si compiono nella contemplazione di Maria. Nell’Inferno Dante era stato un fine lettore della Storia e Balthasar non può non notare che l’Inferno di Dante non è ancora stato visitato dal Cristo risorto. Il Cristo risorto dell’arte bizantina, che prende e porta con sé Adamo ed Eva e l’umanità tutta.
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