La “minuta vastità” di "Vendesi uomo" appare – in prima istanza – nella possibilità di compiere un’esperienza di lettura su più piani: la scrittura di Mario Campanino sottende infatti ad una costruzione di metafora tra il dentro e il fuori, dove gli organi del corpo umano – in vendita sulla bancarella di un’apparente ironia – divengono strumenti narrativi per raccontare un “oltre la pelle” giocabile in entrata al sé quanto in uscita dal sé. Qui interviene il piano complementare, con l’altro linguaggio presente nell’opera: l’apparato fotografico allestito da Danilo Massi, infatti, nella sequenza teatralizzante e mai didascalica rispetto alla parola, mira alla dilatazione della scena con una serie di immagini la cui pertinenza sta nell’amplissimo spazio interpretativo lasciato al lettore/osservatore, alla sua esperienza e alla sua propria individuale storia.
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