«Nel medesimo campo delle urne cinerarie romane della costa d'Amalfi e di Salerno, già studiato dal padre per gli aspetti storici e archeologici, Giovanni Bracco, con la sensibilità del poeta, si cimenta sugli aspetti umani: mira a farsi interprete dei sentimenti, a mostrarsi solidale nel dolore che la morte genera. Per entrare nel groviglio di un'intimità spirituale così remota, può, certo, avvalersi delle raffigurazioni scultoree che integrano i testi, interrogarle nel loro significato narrativo e simbolico. (...) Al grande caleidoscopio di metafore, simboli, immagini che un tale corredo contiene, Bracco ha potuto avvicinarsi come al sacrario – ancora intatto nel suo significato d'origine – del mistero del grande viaggio. Si è avvicinato con passo lento, e l'animo teso a cogliere ogni espressione del dolore pagano, i singhiozzi e il rimpianto, i timori e le attese. La sua capacità di immedesimarsi, di condividere, d'interpretare, la sua forza di penetrazione è quella consentita solo nell'animo d'un poeta.» (dalla prefazione di Mario Mello)
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