Antonio de Curtis è arrivato dopo. All'inizio c'era Totò, il figlio di una giovanissima palermitana e di un marchesino napoletano in rotta con la famiglia, un ragazzino allergico agli studi ma attratto dalle esibizioni comiche, dalla voglia di far ridere gli altri prima che gli altri ridessero di lui. In arte ebbe un solo maestro, Gustavo De Marco, ma molti progenitori (Plauto, Pulcinella, Scarpetta, Marinetti...). Sfruttato da impresari e produttori, diventò stella dell'avanspettacolo, divo della rivista, poi asso pigliatutto in cento film. E nel frattempo marchese, principe, perfino imperatore. La sua molla segreta fu il tentativo di riscattare un'infanzia umiliata, in una rimozione di complessi e di dolori che lo sdoppiarono fra il guitto e l'aristocratico. Frutto di anni di studi e di ricerche, il volume offre la biografia completa di un uomo schivo e imprevedibile, e insieme di un attore perennemente inventivo, in grado di trionfare sui cambiamenti intervenuti in cinquant'anni di carriera. Un genio comico che, al di là di leggende e luoghi comuni, risulta ancora prodigiosamente irresistibile ed eversivo.
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