«Seduto al volante, l’uomo che guida il camion carico di esplosivo non è un killer, né un terrorista; è un attore: l’attore di una scena pirotecnica il cui obiettivo non è tanto la distruzione, quanto la sua possibile visibilità. Il kamikaze è un essere estetico: appartiene al regime delle apparenze, di cui satura per un po’ l’intera ecologia, rendendo invisibile tutto, eccetto il flash dell’esplosione che si presume lo porti via in un’apoteosi di luce. Per un kamikaze si tratta di ottenere che l’immagine dell’attentato diventi l’immagine definitoria del momento in cui si verifica: che ne diventi l’icona ».
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