Sono tante le domande suscitate dalla lettura di “Strigiarum Synagoga” di Letizia Leone, un’ampia raccolta di versi, articolata in cinque sezioni – “Oratorio delle eretiche”, “Paesaggio fragile”, “Il vomitorio”, “Riti e defixiones”, “Capitolo didascalico sulle foreste” – e scaturita, a sua volta, dai quesiti che l’autrice si è posta su un fenomeno, generalmente conosciuto con il nome di ‘caccia alle streghe’, che ha avuto sì culmini e orrori, prolungati e documentati, in un arco temporale di circa sei secoli, dall’undicesimo al diciassettesimo secolo, ma che si è esteso e si estende, prima e dopo, fino all’oggi, ben oltre quei limiti temporali. È una consapevolezza, questa, che rende ancora più vivida la rievocazione di eventi storici, esplorati e resi in un dettato poetico molto ricco, che unisce drammaturgia e coralità a una sonorità consistente e distintamente percepibile della lingua. (Anna Maria Curci)
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