«Ogni figura qui presentata è relativamente autonoma. Che tuttavia dialoghi affascinanti si delineino dappertutto tra l’uno e l’altro, che uno si rivolga all’altro scavalcando i secoli, che lo afferri e renda esplicito, forse in forma interamente nuova, ciò che una volta era solo implicito, che compia ciò che è frammentario e completi ciò che è unilaterale: questi e simili fenomeni potranno venire stabiliti dal lettore» – Hans Urs von Balthasar Balthasar pone come principale compito dell’estetica teologica quello di conferire tinta e pienezza storiche alle proposizioni del volume La percezione della forma, che introduce la sezione “Gloria” della trilogia. Così i volumi secondo e terzo di “Gloria”, Stili ecclesiastici e Stili laicali, riguardano teologie e immagini del mondo cristiano di grande efficacia storica. Con il XIV secolo Balthasar vede una rottura. In Stili laicali i rappresentanti della fraternità cristiana non vengono individuati tanto in figure ecclesiastiche (come nel volume precedente, Stili ecclesiastici che va dalla tarda antichità al Medioevo), quanto in «figure a volte incomprese e proscritte nel loro perseguire le mete più genuine della Chiesa e della teologia». In Stili laicali la scelta di Balthasar − che nell’introduzione ai due volumi cita un numero ben più alto di pensatori, scienziati, letterati, poeti, santi, artisti − cade su Dante, Giovanni della Croce, Pascal, Hamann, Solov’ëv, Hopkins, Péguy.
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