Un saggio straziante e raro, che evoca una caduta personale dell’autore, un episodio di depressione, in «una notte di dicembre», e al tempo stesso fornisce gli strumenti per ritrovare la forza di rialzarsi. Frédéric Boyer confessa con pudore e discrezione di essere stato vicinissimo alla fine di tutto. Aspettiamo troppo a lungo senza renderci conto che noi stessi siamo attesi nell’esistenza in quel punto oscuro da cui qualcosa può ricominciare. Boyer cerca di dar voce al suo stato interiore, traducendo i testi di Giobbe, san Paolo e Shakespeare. Così scopre che la speranza abita proprio in quel punto buio in cui sembra mancarci l’aria.
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