«All’età di ventiquattro anni Claudio Rodríguez pubblica “Conjuros”, il secondo dei suoi cinque libri di poesia, a cinque anni da “Don de la ebriedad” (1953), suo straordinario esordio poetico, che gli valse, non ancora ventenne, il Premio Adonáis. In questa prospettiva temporale, dunque, nonostante la giovane età del poeta, “Conjuros” rappresenta già un evidente passo verso una decisiva maturazione della sua poetica. Se nella sua prima raccolta dominava l’ebbrezza per l’immersione panica nel mistero del mondo naturale, tutto pervaso da una chiarità che abbagliava l’occhio e produceva una continua vertigine nello spirito del poeta adolescente, qui Claudio Rodríguez scopre più decisamente la natura “tellurica” della sua poesia. Tellurica e sempre più partecipativa, se vogliamo ricordare che qualche anno dopo, sollecitato, assieme ad altri poeti della Generación del 50, a definire la poesia, il poeta osserva che essa nasce da “una partecipazione che il poeta stabilisce tra le cose e la sua esperienza poetica di esse, attraverso il linguaggio”. Una partecipazione che si fa non solo evidente ma persino necessaria nella relazione che l’io poetico instaura – proprio a partire da “Conjuros” – con la realtà naturale e il mondo reale della sua terra di Zamora» (dalla prefazione di Pietro Taravacci)
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