Aurelio ha realizzato il sogno più grande della sua vita: fa il batterista e vive di musica. Poi, una sera d’estate del 1999, un attimo prima di un concerto, la testa inizia a girare, la vista si annebbia, le mani sudano. È il primo attacco di panico. Da quel momento tutto crolla all’improvviso. Rinuncia ai concerti, poi agli aerei, ai ristoranti, alle cene con gli amici, e l’ipocondria fa il resto: ogni giorno una malattia diversa, ogni giorno una morte immaginata. In quegli anni, nella sua testa, muore cento volte. Ma questo libro racconta anche il percorso opposto: la prima seduta da uno psichiatra, una cura lenta fatta di cadute e piccole conquiste, un cane adottato, un open mic in una birreria di Cagliari, fino al palco di uno dei templi della comicità italiana, Zelig, davanti a duemilacinquecento persone. La voce è quella di chi c’è passato: leggera, sincera, mai vittimistica. Con autoironia, Aurelio Sechi affronta temi delicati e rende il racconto accessibile a un pubblico vasto, soprattutto a chi conosce, di persona o da vicino, il peso dell’ansia e della depressione. È un memoir che diventa percorso di guarigione e bilancio sincero dopo anni di lotta contro un “mostro interiore” invisibile ma rumoroso. Un libro che parla a chi affronta un periodo difficile, a chi pensa di non farcela, a chi ha paura. Una storia che, se anche aiutasse una sola persona a vedere una scintilla di luce, avrebbe già raggiunto la sua missione.
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