Colline toscane. 1930-1950. Due poderi, Casa al vento e Casa Castagnaia. Due famiglie di mezzadri, Menicacci e Ferri, ribelli i primi acquattati e moderati gli altri, un mondo fermo da secoli. Arriva la storia, la guerra, la resistenza, la repubblica di Montefiorino, e il dito della storia se ti tocca “ahimè quel dito dona agli affetti una perpetua insonnia”. Dopoguerra. Vengono le battaglie, la campagna si mobilita, guidata da chi partigiano fu toccato: “dai campi, dalle balze, dai prati che facevano corona, il canto dell’internazionale nell’azzurro, come di nuovo una fusione di sentimenti, d’intenti, avesse dato nella reazione prodotta energia umana di sogni, di volontà, che ora esplodendo benefica si spandeva nell’aria, a pregare la storia d’esaudire finalmente le utopie di giustizia”. Speranze e dolore della nascente democrazia che ci porta sfrattati in città: identità perduta, fra pene del dirsi addio e incognita di ricostruirsi.
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