Nella sua breve vita (1500 ca.-1527), Hans Denck fu testimone ed attore importante in quel periodo cruciale in cui stava nascendo la Riforma protestante. L'umanesimo di origine italiana, insieme alla lezione filologica di Erasmo, avevano messo in crisi non solo la credenza tradizionale, ma anche, e soprattutto, la fede nella Scrittura secondo la “lettera”. L'umanista cristiano Denck combatte perciò l'ipocrisia dei riformatori, che si appoggiano su questo o quel passo della Scrittura, mettendo da parte i passi di significato opposto, incapaci di cogliere il vero come l'intero perché privi di comprensione secondo lo spirito. Per lui, la salvezza si può avere “senza prediche e senza Scrittura”, giacché dipende da una conversione interiore, apertura alla luce divina, nella rinuncia a ogni “appropriazione”, ovvero a ogni forma di egoità, in conformità con la lezione della mistica medievale, e in particolare del Libretto della vita perfetta (alias Teologia tedesca), tante volte citato.
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