Salgemma prosegue quel cammino nella memoria intesa come atto di custodia e resistenza iniziato con Margit e un prato con fiori e farfalle dipinto a Terezín (libro tradotto in inglese, che seguiva le tracce di Margit, una bambina prima internata a Terezín e poi uccisa ad Auschwitz). Salgemma attraversa la ferita della Shoa con una lingua a tratti visionaria che, riprendendo i temi della Bibbia, tra memoria e coscienza.
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