Ruches, "croci" in sardo, è la descrizione più o meno reale di diversi personaggi incontrati in più di 40 anni di lavoro nella sanità sarda; persone che hanno, in vario modo, influenzato la professionalità e la personalità dell'autore: compagni di lavoro, infermieri e medici, personale ausiliario, preti e suore, primari e, non ultimi, pazienti incontrati in diverse realtà dell'isola negli anni Ottanta del secolo scorso. Trastalai, la località di riferimento di quasi tutti i racconti, non è inventata, se non nel nome, così come i profili disegnati traggono origine da persone realmente esistite. Emergono, in particolare, i ritratti di un ex partigiano, dei dirigenti dei servizi, di pazienti conosciuti in un ospizio, dei degenti della psichiatria, di una suora che nasconde una primula rossa del banditismo sardo. Ricordi mai sopiti. Il taglio descrittivo si pone a metà strada fra il drammatico e l'ironico con numerosi richiami alla lingua sarda nuorese.
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