Il futuro non è più una promessa, il passato è diventato un’ossessione e il presente sembra non finire mai. François Hartog definisce «presentismo» questa esperienza del tempo, dominata dall’urgenza dell’immediato e dalla crescente difficoltà di immaginare ciò che verrà. Ma il nostro rapporto con la storia non è sempre stato questo. Ogni società ha costruito un proprio equilibrio tra passato, presente e futuro, dando forma a una serie di «regimi di storicità». Dall’epopea omerica alle meditazioni di Agostino, dall’opera di Chateaubriand all’antropologia di Marshall Sahlins, il libro ripercorre le diverse forme dell’esperienza del tempo: il modello classico dell’historia magistra vitae, in cui il passato offre esempi e insegnamenti per il presente; l’escatologia della filosofia cristiana della storia; la concezione progressista della storia propria della modernità. Oggi, venuta meno questa fiducia nell’avvenire, il presente si dilata fino a imporsi come unico orizzonte. Il culto della memoria, la centralità del patrimonio e l’ansia di conservare ogni traccia del passato rivelano allora una profonda contraddizione: più ci affanniamo a preservare ciò che è stato, meno riusciamo a immaginare ciò che potrebbe essere. Divenuto un classico della storiografia contemporanea, Regimi di storicità propone un radicale cambio di prospettiva: fare del tempo non più soltanto la cornice degli eventi, ma l’oggetto stesso dell’indagine storica. Introduzione di Luca Scuccimarra.
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