Ossa, denti, ghiandole, sangue, pus, pelle infetta e corpi putrefatti sono elementi che fanno pensare anche a un’ossessione della morte che ha in sé qualcosa di nevrotico, che rivela un rapporto con la vita problematico e non pacificato più che a un’ostentazione provocatoria o a un compiacimento nello scioccare il lettore. Il gusto del macabro e dell’orrido, del resto, è anche una conseguenza, sul piano più prettamente letterario, del surrealismo, cioè dell’ampliamento di un repertorio troppo ristretto e limitato, sfondato dalla folle bizzarria dell’autore. C’è tutto e di più in questo piccolo grande mondo putrescente, un non so che di meraviglioso e sincero, un acceso contrasto tra pulsioni di vita nella morte, reso simbolisticamente attraverso la tavolozza eccentrica e stupefacente di questo poeta davvero unico nel suo genere. Non vi resta altro da fare, cari lettori, che immergervi in questa palude in versi, in questa città marcescente, per vedere con gli occhi della fantasticheria nuove costruzioni e nuovi scenari, riposando la mente dagli orrori del quotidiano. Dalla prefazione di Gian Luca Guillaume
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