Dopo più di vent'anni di esperienze e sensazioni vissute dall'autore, momenti manualmente vergati con pazienza certosina su capienti quaderni manoscritti e continuando, senza soluzione di continuità, ad esprimere le sue impressioni sull'amore, sul sentimento, sulla vita, sugli affetti familiari, sulla solidarietà umana, sul dolore, sulla bontà, sulla fede e sulla natura, oggi le espressività di Renato Maretti appaiono ancora di più colme di sentimento. Il suo linguaggio, semplice e diretto, attira ed è reso tangibile attraverso tante composizioni che, non tenendo conto del fatto temporale come progressione di esperienze, in modo voluto sono inserite in ordine rigorosamente alfabetico. Come si trattasse di una sorta di simbiosi legata al passato, per volere esplicito dell'autore, facendo riferimento ad uno dei più celebri dialoghi di Platone su 'Il Fedone' (84e-85b) rispetto al canto del cigno, lui stesso ha voluto dare al volume un titolo del tutto originale. Considerando che l'espressione "canto del cigno" è generalmente usata per riferirsi al concludersi delle ultime espressioni degne di nota di una carriera, professionale o artistica, prossima ad avere termine, per Renato Maretti non è così. Con il voluto titolo del volume "Prima dell'ultimo Canto del Cigno", proprio quel termine "prima" sta ad indicare che, nell'autore, non c'è per nulla il senso dell'ultimo segno di vitalità.
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