"Precarie" non è soltanto un romanzo che raccoglie le esperienze maturate dall’autore durante la sua lunga carriera lavorativa ma, pur essendo un’opera di fantasia, è soprattutto un libro di denuncia sociale. I personaggi tratteggiati sono la sintesi di quanto di peggio e di meglio si possa incontrare nelle aziende multinazionali, che si sostengono in larga misura grazie alla schiera di lavoratori precari, composta principalmente da donne. Giovani laureate che a causa di un contratto a termine lavorano sempre sotto scacco nella speranza del suo rinnovo, costrette a inquadrarsi nei ranghi. Che l’aziendalismo abbia molto del militarismo l’ha già evidenziato un autorevole giornalista sulle pagine del settimanale di un noto quotidiano romano. Oggi, forse, è necessario chiedersi come e quando la logica aziendale sia diventata uno dei motori del conformismo contemporaneo. E anche perché lo spirito critico dei lavoratori non viene premiato, ma anzi penalizzato, portando a una condizione di mancanza di innovazione. Domande che l’autore ci pone attraverso questo romanzo, offrendo un quadro sintetico ma esaustivo di cosa significhi lavorare in una condizione di totale incertezza e precarietà.
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