Contraltare ironico a Ulisse di Joyce, Penelope racconta in maniera tragicomica un’intera giornata di una ragazza armena, poco dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in un paese alle prese con drammatici problemi energetici ed economici e in guerra con l’Azerbaigian. La narrazione si svolge in un quasi ininterrotto flusso di coscienza, in cui si intrecciano ricordi, giochi di parole, riflessioni e citazioni letterarie. Un unicum ribollente di pensieri da dove a tratti riemergono dialoghi e situazioni di vita quotidiana. Questo stile, virtuosistico e, insieme, autoironico, dà forma a un originalissimo “romanzo da camera”, capace di attirare saldamente l’attenzione del lettore e di coinvolgerlo in un divertente e mai scontato gioco di riferimenti letterari e associazioni.
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