«La poesia di Fabio Franzin, tra le più intense e notevoli nel panorama italiano contemporaneo, nasce dal basso dell'esperienza concreta, che è prima di tutto esperienza di lavoro e di fabbrica, di fatica condivisa e di gesti fisici. Ma non si tratta soltanto di "poesia operaia": dalla condizione operaia, vissuta personalmente, Franzin sale verso l'alto, affronta i grandi orizzonti delle speranze e dei destini, apre al lettore un paesaggio vastissimo, lancinante e assoluto, in cui la parola poetica diventa parola di tutti. Il suo dialetto, veneto-trevigiano, è tersissimo, e può far pensare al dialetto del grande Franco Scataglini, diverso geograficamente ma ugualmente teso alla trasparenza e alla drammaticità della narrazione poetica. Dialetto materico, dialetto necessario per dare voce a ciò che sale dal profondo; ma anche strumento musicale dotato di armoniche sconosciute all'italiano. È in questa fitta tessitura linguistica, fonica e ritmica che Opera operaia può sprigionare i suoi molti significati: nulla è scontato, nella scrittura di Franzin, e ogni parola, ogni immagine, sono faticosamente conquistate dentro il linguaggio, dentro il lavoro, che è di fabbrica e di ricerca, di lotta e di speranza, proprio nel momento storico in cui sembra più difficile sperare, mentre il senso stesso del lavoro sta subendo drastiche metamorfosi» (Fabio Pusterla)
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