Durante l’esumazione dei resti della buonanima, evanescente figura di padre nobile, la cerimonia religiosa si trasforma in farsa inaspettata e oscena, in pieno cimitero, urbano, dando vita all’ancestrale ineluttabile rissa tra madre vedova, vedovissima, e figlio unico, scapestrato. Il testo si avvale di dialoghi carnascialeschi, e speculazioni concettuali, con lunghe parti di scrittura teatrale che portano in scena i Becchini, come in Amleto, il Diavolo, come nel Faust, in un’aura di umanissima Commedia che non cancella, ma sovrasta, i sopravanzi inevitabili della Tragedia. Teologia, filosofia, natura, protervia della vita e morte e immortalità dell’anima, celebri insiemi, sono sviolinati e scherniti, anche con impertinenza, ma in bello stile, varietà di spirito, e... «nichilismo gaio».
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