“Nun chiove cchiù” è una raccolta in dialetto napoletano, scritta secondo i canoni della tradizione – rima e metrica sempre – con un lessico recuperato attraverso D’Ascoli e Rotondi. Il titolo, dal componimento dedicato al padre dell’autrice, apre il libro come testo-soglia: un dolore che chiede di placarsi, accompagnato verso la quiete. Il percorso segue movimenti interiori più che cronologia: ’Nziria (ciò che brucia dentro), ’Ntallià (ciò che ci distrae), Nzista (un modo di essere taglienti, come la descrive sua madre, che si ritrova nel personaggio di Zia Natascia),’Ncroce (tra ombre e luce sulla fede), Cu ’a vocia mia (da Achmatova, Leopardi, Meireles, Franco Loi) il dialetto come strumento capace di accogliere voci lontane senza perdere tensione. Chiude “Opera amara in sei movimenti”, testo per la scena firmato Prospera Paturnia, un fantasma napoletano del primo Novecento che, attraverso sei “vesti” colorate, racconta un amore e la sua fine fino al lutto. La raccolta segna il ritorno dell’autrice al napoletano dopo anni di pausa.
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