Originario di Sarajevo, dove trascorre l’adolescenza cercando di diventare la versione bosniaca di John Lennon, Jozef Pronek arriva negli Stati Uniti nel 1992, giusto in tempo per assistere allo scoppio della guerra nel suo paese, ma troppo presto per essere un vero rifugiato. In effetti, la tipica risposta di Jozef alle domande sulle sue origini e sulla sua etnia è “Sono complicato”. Raccontato da una serie di narratori perspicaci che tracciano il suo percorso da Sarajevo a Chicago – da un incontro esilarante con il primo presidente Bush a uno, assai meno divertente, con un serbo pesantemente armato assunto per consegnare i documenti del tribunale –, commovente, inquietante ed esaltante nel suo virtuosismo, Nowhere Man è il ritratto caleidoscopico di un “uomo che non c’è”, bloccato in America dalla guerra in Bosnia. “…Quel sentimento che i bosniaci chiamano sevdah – la piacevole sofferenza spirituale che si prova quando si accetta che la propria vita è fatta anche di dolore e ci si abbandona al piacere di questo preciso momento.”
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