La poetica di De Roberto, espressasi al suo massimo nel romanzo I Vicerè, che assieme a L’Illusione e a L’Imperio costituisce la “trilogia degli Uzeda”, ma anche nella sperimentazione di generi di più ampio consumo (Spasimo è in Italia uno dei primi polizieschi), raggiunge nella novellistica, in testi come La disdetta, Il rosario, La paura, ecc., un punto altrettanto alto. I racconti qui presentati in una selezione ricca e originale ripropongono i temi a lui più cari, dove sull’influenza dei maestri del verismo siciliano, Verga e Capuana, s’innestano più moderne sollecitazioni culturali; si spazia dalla vivida pittura politica, d’ambiente, di costume, a una corrosiva analisi psicologica e dei turbamenti dell’eros fino al plurilinguismo grottesco delle cosiddette “novelle di guerra”. Una generazione intellettuale disillusa, quella di fine Ottocento, già sfiorata dalle inquietudini dell’incipiente “secolo breve”, trova in questo scrittore instancabile e ossessionato dal fallimento una delle sue voci più memorabili.
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