Questo libro potrebbe essere una forma contemporanea di zuihitsu: “seguire il pennello”, lasciare che pensieri, immagini, incontri e piccole ossessioni si depositino sulla pagina seguendo il movimento dello sguardo, senza pretendere di costruire un discorso definitivo. Il mio pennello, però, viaggia a bordo di un treno. È la Yamanote, l’anello ferroviario che attraversa Tokyo e che, proprio perché non conduce davvero da nessuna parte, permette di continuare a partire. Un cerchio percorso più volte, che a ogni giro sembra moltiplicarsi: le stesse stazioni, viste da un’altra direzione, aprono altre città; gli stessi luoghi producono altre immagini. Un anello potenzialmente infinito, nel quale tornare non significa mai ritrovarsi esattamente al punto di partenza.