"Il poemetto si sviluppa nel dormiveglia di una notte, e prende forma dalla medioevale ballata o ballatetta, in strofe e in endecasillabi, «lo strumento poetico ideale della nostra lingua» secondo Ungaretti, e a volte, decasillabi. [...] Realtà individuale, stato di abbandono psicologico negli anni d’infanzia e di prima gioventù, oscurità di ingiustizie d’origine, ma anche la tinta gentile di figlia, madre, compagna, amica. A contendere il caldo rifugio della memoria e degli affetti è la realtà di universali incomprensibili accadimenti, tra buona pace e buona vita e attualità feroce, formalizzata anche in metafora. [...]" (dalla postfazione dell’autrice).
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