"Un repertorio di scene diventa il libro di ciò che ha sete di essere qui, ma manca incessantemente. È nel giardino dell’assenza che Luigi Colagreco pianta la sua «piccola nazione», la sua «repubblica», accanto al passato, con l’infanzia che vede il mondo con lo sguardo del primo istante. Eccoci allora sulla corda del tempo, funamboli quanto il poeta, e ci occorreranno almeno due teste: una che guarda, come il poeta, a occhi chiusi verso l’indietro; l’altra che non sa dove guardare, perché il presente fugge mentre il futuro rischia di non avvenire. L’autore tesse la sua poetica da un testo all’altro, come una ragnatela tesa sotto le parole, che a ogni tocco di un verso fa vibrare il tutto. Non si tratta di poesie affiancate, ma di un insieme pensato, nel quale l’intimo si mescola a ciò che gli sta attorno. Luigi Colagreco riesce così a infiltrarsi negli interstizi tra silenzio e parola e a farne scaturire immagini inedite, il tutto in un’economia di parole liberata da ciò che le appesantirebbe." (dalla prefazione di Jean Portante)
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