«Medeatiche, di Beatrice Achille, ripercorre il mito degli Argonauti, seguendo in parte le peripezie geografiche de Le Argonautiche di Apollonio Rodio, lì dove le vicissitudini di Medea s'incrociano con tutto il portato dell'omonima tragedia euripidea. È un'operetta lirico-sperimentale, un attuale libretto d'opera in fieri, che si rivolge alla dizione, alla rappresentazione auditiva, secondo precipue convinzioni della cultura musicale dell'autrice, e che io potrei immaginare partendo da una certa musica concreta post-moderna di matrice rock-elettronica, come per esempio quella revisione del proprio Io, tra identità e ascolto, quale si può percepire nel neologico Audentity, album del 1983 di Klaus Schulze – la sua cosiddetta Kosmische-musik – fino ai mistici sincretismi, tra tradizione e futuro, di Arvo Pärt. È questo contesto musicale il corpo a venire che sostiene la scrittura di Beatrice Achille, che di per sé, pur nutrita da alcune fonti ritmico-espressive della poesia contemporanea – Pagliarani, Rosselli, Pound – vive di un altro allargamento dell'esperienza, quello appunto librettistico di un melos musicale, e tenendo proprio d'occhio il melodramma ottocentesco, come di un suo bisogno primario, quasi infantile; ovvero di una pedagogia che l'autrice si sente in dovere di compiere su sé stessa» (dalla prefazione di Gino Scartaghiande)
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