L’umore interno della mia poesia, emerge a seconda della giornata – allegra o inquieta, in solitudine o in compagnia, a contatto con i bambini (sentendomi tale in certi momenti) o scrutando con l’occhio dell’anima la mia Sicilia – e determina, in forma poe¬tica, una di queste fasi, a differenza di chi predilige un percorso monotematico. Il titolo dell’opera, Massarìa, a conferma di questo pensiero, racchiude una convivenza di varie forme poetiche, proprio come una masseria: in essa coesistono padroni, contadini, le loro famiglie e gli animali, ognuno con i propri compiti diversificati, all’interno dello stesso casolare. Ho scelto Massarìa, e non Masseria, per un semplice motivo affettivo: in quest’opera ci sono alcune liriche in lingua siciliana che, a mio parere, danno più senso al titolo stesso. Massarìa è organizzata in tre capitoli di soli componimenti in versi: “Il Granaio” (diviso in tre sezioni in italiano), “Lu Trappitu” (in siciliano) e “L’Aia” (poesie per bambini). Il risultato è la musica di uno stesso spartito, ma con note diverse.
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