Mary Anne Reynolds, una donna giovane e sensibile, poco più che una ragazzina in realtà, si muove tra il padre abusante, che la spinge ad andarsene di casa, il cantante di colore Carleton Tweany, con cui ha una breve relazione, il "gigante" Joseph Schilling, più che maturo proprietario del negozio di dischi presso cui lei lavora, e Paul Nitz, lo smilzo pianista dall'aria sparuta che suona nel night dove si esibisce Tweany. Nella California meridionale, nel soffocante clima dell'America maccartista dei primi anni Cinquanta, tra spettro del nucleare e relazioni improntate al sospetto reciproco, Mary compie un itinerario di consapevolezza ma anche di disperazione. Scritto tra 1950 e 1953 e rifiutato dagli editori, Mary e il gigante (uscito postumo nel 1987) è uno dei primi romanzi di Dick, che in queste pagine già introduce alcuni degli elementi che lo accompagneranno nella sua parabola letteraria, dalla "ragazza dai capelli scuri" alla parodia della società nelle piccole città americane, alla rielaborazione di quell'immaginario autobiografico che sarà al centro di tutta la sua opera successiva.
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