Il racconto de La Mappa è maturato negli anni dal confronto tra le radici del mondo contadino e l’emergenza antropologica e planetaria del mondo attuale e partorito con l’esigenza di immaginare un percorso di sopravvivenza. La prima parte del racconto riprende i ricordi d’infanzia di “raccontami vento che torni” ambientati nel dopoguerra. Quel mondo diventa, nella seconda parte del racconto, una realtà nuova, non però il ritorno a un piccolo mondo antico, ma il paradigma di un altro modo di essere e di sentire. Se nella distopia i presagi si avverano, in una sorta di “eutopia” viene messa in scena una realtà profondamente mutata. Nella immaginaria visione del futuro l’autrice si ispira agli studi del neurobiologo Stefano Mancuso, dell’economista ed ecologista Jeremy Rifkin e del filosofo Emanuele Coccia.
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