Logastellus indica una persona il cui amore per le parole supera la conoscenza delle parole stesse. Termine che riassume in maniera quasi perfetta il senso della silloge di esordio di Maria Cristina Di Buduo, scrittrice che pare conversare con le sue storie, decantare e incantare i suoi personaggi. E con essi il lettore. Il fil rouge della silloge, composta da sette racconti, non sta nei temi affrontati o nel genere sperimentato, dunque, quanto piuttosto nella volontà dell'autrice di vestire i panni di una cantastorie, di un'affabulatrice d'altri tempi. Ed ecco allora improvvisati cacciatori di mostri, una giovane donna cerca di sfuggire al dolore e ritrovare la bussola nella sua vita, misteriosi omicidi compiuti da una creatura sovrannaturale in esecuzione della sentenza di un Giudice altrettanto sovrannaturale, il diario di un monaco che dà rifugio a una donna malata e senza memoria, il mistero di cadaveri prosciugati, una donna che esce illesa da un massacro e ripercorre gli eventi che l'hanno portata a una strana alleanza. E, infine, un racconto profeticamente intitolato "La Musa" in cui l'autrice cerca di dare una risposta all'annosa domanda che molti artisti si sentono fare: da dove prendete l'ispirazione?
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