Nella raccolta “Limpida a guardare” la poesia assume valore terapeutico fermando nel verso la paura di perdersi nell’incontro con l’altro, la ricerca di un’autonomia emotiva che salvi dal senso di incompiutezza e il vuoto che liberano le assenze. L’intuizione finale è racchiusa nella speranza che lasciarsi cadere in quel vuoto sia l’unico modo per abbracciarsi e non temere più di perdersi nell’altro.
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