Cosa ci fanno qui riuniti tutti questi animali? Beh, stanno eleggendo il re! Tutto sembra indicare che sarà il Leone a indossare la corona, anche se la Volpe farà di tutto per controllare il potere dall’ombra. Crogiolarsi nel piacere di dominare tutto, ecco la vecchia pulsione che spinge la protagonista a ordire intrighi attraverso l’inganno, la menzogna, l’astuzia e grandi doti oratorie. Ma l’opera non parla in realtà di animali, nonostante siano loro i protagonisti, bensì degli aspetti più oscuri della condizione umana. Dietro l’apparenza di una favola corale, il Libro delle bestie di Ramon Llull è una satira sul comportamento delle persone nella lotta per il potere, in cui l’invidia, l’ambizione e la crudeltà sono il germe del male. Llull scrisse il Fèlix o Libro delle meraviglie a Parigi, tra il 1288 e il 1289, di cui il Libro delle bestie costituisce la settima parte — di un totale di dieci — e grazie alla sua unicità tematica può funzionare in modo indipendente. Infatti, fu concepito come monito per il re di Francia, Filippo IV il Bello, con cui l’autore aveva avuto contatti politici negli anni di stesura dell’opera. 735 anni dopo, questa favolosa storia di grande attualità vede la luce sotto forma di fumetto.
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