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Lettere a Luciano Foà Nuovo
Libro

Lettere a Luciano Foà

Curatore
Tommaso Munari
Editore
Einaudi
Data di pubblicazione
24 novembre 2026
Lingua
Italiano
Pagine
376
Formato
Rilegato
ISBN
9788806274047
35,00 €
IVA inclusa

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Sinossi

In una delle lettere raccolte in questo volume Bobi Bazlen dice a Luciano Foà che «i visi pallidi» lo annoiano e che da Carolina Invernizio a Blanchot gli sembrano tutti uguali (21-24 ottobre 1960). L'espressione «visi pallidi» la usa anche in altre lettere. Insomma, la cultura occidentale gli stava stretta, eccezion fatta per la letteratura della Mitteleuropa, che raccontava la decadenza di quella cultura e di quel mondo. E a eccezione di Carl Gustav Jung, che aveva saputo nutrire le teorie freudiane di sapienza orientale ed era uscito da quelle che Bazlen considerava le secche del razionalismo cartesiano, illuminista e positivista. In un'altra lettera, sempre del 1960, Bazlen scrive: «escludo si possa fare della psicologia plausibile fino a che la psicologia non avrà assorbito anche la parapsicologia». Questo epistolario, cosí dilatato nel tempo e singolare nello stile, ci mostra come le battaglie culturali, i gusti e le idiosincrasie di Bazlen siano già perfettamente individuabili negli anni Trenta e passino indenni nelle varie esperienze editoriali fino a incarnarsi nella nuova casa editrice fondata da Foà (dietro suo insistente stimolo) nel 1962, l'Adelphi. E il catalogo Adelphi si è nutrito delle intuizioni e delle scelte di Bazlen per molti anni dopo la sua morte (sua, per esempio, era la passione per il Simenon non Maigret, ma gli esempi sarebbero infiniti). In tutto questo percorso gli anni passati come consulente Einaudi, una decina, hanno dato un lascito di pochi libri, anche se hanno fruttato un capolavoro come L'uomo senza qualità di Musil (secondo Bazlen quella tra Ulrich e la sorella è una delle piú belle storie d'amore di tutta la letteratura). L'Einaudi era troppo storicista, troppo progressista, troppo benpensante e ben vestita per piacergli. Lui che aveva un'idea di intellettuale tardo-romantico, ai margini ma nel vivo di grandi emozioni. E non è un caso che rivolgendosi a Foà quando questi era segretario generale dell'Einaudi, Bazlen usi sempre un «voi» che esprime grande distacco. Il rapporto personale tra Bazlen e Foà era invece un «noi» davvero stretto. Questo epistolario mostra pagine di toccante intimità e racconta prima di tutto la storia di una grande amicizia.

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