Era giorno di fiera e, nonostante la guerra che imperversava ai confini della Boemia, i contadini con le loro donne vestite a festa affluivano in città da tutti i villaggi del circondario, fermandosi ad ammirare con riverente stupore il ponte Carlo, il poderoso ponte di pietra che collegava il quartiere ai piedi dell'imponente Pražský hrad, il castello di Praga, al cuore della vecchia città medievale. Arrivavano, ingombri di ceste e mastelli ricolmi dei loro prodotti da vendere o scambiare al mercato, percorrendo quel tratto di strada che era parte della grande via commerciale che collegava Norimberga a Cracovia. Michele era abituato alla folla chiacchierona dell'antico Mercato di Lucca, aveva conosciuto quella solare e chiassosa di Piazza del Carmine a Napoli, ma quella massa di gente variopinta e indaffarata che si aggirava nelle strade coperte di neve, all'ombra di tetti aguzzi e slanciati campanili adorni di aste protese verso il cielo, era uno spettacolo davvero inconsueto. C'erano boemi, moravi, slovacchi e austriaci, tedeschi ed ebrei, croati e ungheresi, gitani e polacchi: tutta l'Europa centrale e buona parte di quella dell'Est vi erano rappresentate.
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