Valentina vive a Parigi, parla francese e ha costruito la propria esistenza lontano dalla Siria e dalla lingua della sua infanzia. Ma ogni notte un incubo la riporta in un ufficio immigrazione dove nessuno sembra capirla: per essere riconosciuta non basta la cittadinanza, bisogna dimostrare un’appartenenza, una lingua, un’origine. A riaprire il varco verso ciò che credeva perduto non saranno però le parole, ma la musica. Una melodia curda riaffiora nei sogni e nella memoria, riportando alla luce voci familiari, amori interrotti, desideri abbandonati e ferite mai sanate. Intorno a Valentina si intrecciano altre vite: Nalin, Dilşan, Jwan, Saman, figure legate da una costellazione familiare e affettiva in cui il passato ritorna per frammenti, sogni, variazioni e risonanze. In questo romanzo, Maha Hassan compone una partitura narrativa sulla perdita e il ritorno, sull’identità e sulla lingua dimenticata che continua a vivere nel corpo. Perché si può smarrire una lingua, ma non sempre si perde il suono da cui veniamo.
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