Gérard Lacase, universitario parigino e apprendista romanziere, è ospite in un castello della Normandia. La noia del soggiorno erudito viene presto rotta da una presenza nelle decadenti sale dell’edificio: qui aleggia infatti Isabelle, la figlia rinnegata dei nobili proprietari, che come uno spettro si rivela di notte per rivedere il figlio illegittimo – un ragazzo storpio dal passato ammantato di mistero con cui Gérard entra in confidenza. Il ritrovamento di un ritratto che cattura la bellezza di Isabelle e una lettera rinvenuta per caso producono nell’animo dello studioso un’ossessione simile all’amore. È così che Gérard inizia a condurre un’indagine personale che lo porta a svelare segreti rocamboleschi, in fondo ai quali però si cela un’amara verità umana. "Isabelle" – romanzo di transizione tra alcuni dei grandi capolavori dell’autore – ci restituisce il respiro di un Ottocento seducente e gotico, con una scrittura impeccabile e un gusto raffinato per l’esperimento narrativo. L’opera forse meno gidiana di Gide è un tentativo di recuperare, con divertita ironia, il paradigma del récit francese del XIX secolo. Introduzione di Oreste Del Buono.
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