Nei meandri oscuri della Berlino Est, tra cantine umide, cunicoli clandestini e locali soffocanti si muove W., uno scrittore di provincia reclutato dalla Stasi per pedinare con il nome in codice “Cambert” un enigmatico autore sospettato di attività sovversive. Ma il sospettato non pubblica, non parla, sembra quasi dissolversi nell’ombra. Nel tentativo di carpirne i segreti, “Cambert” si addentra sempre più in un labirinto di rapporti nebulosi, interrogatori kafkiani e apparizioni spettrali, fino a perdere il senso stesso della propria missione e della propria scrittura. Hilbig costruisce un romanzo claustrofobico in cui il controllo si fa allucinazione, la sorveglianza si trasforma in ossessione e l’identità si disintegra in un gioco di specchi in cui l’io diventa “io”. Scritto poco dopo la caduta del Muro e ambientato negli ultimi anni della DDR, il romanzo di Hilbig colpisce per densità atmosferica, umorismo grottesco e modernità della riflessione sociopolitica che lo rendono un testo iconico, un vero e proprio classico che non aveva ancora trovato un’edizione italiana.
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