1291. Il romanzo segue le esperienze di Arnaldo, spirito inquieto, “arso” dal divino ma incapace di accettarlo dentro strutture dogmatiche e coercitive, che incontra alcune delle personalità più significative di quel periodo straordinario della storia che fu il passaggio tra il XIII e il XIV secolo. Dopo la caduta di Acri, Arnaldo riemerge dal mare tra rottami e cadaveri: ha tentato di salvare un bambino e lo ha perduto. Da quel punto la sua vita si apre come un ritorno e una lunga deriva. L’infanzia a Chiaravalle, nello 'scriptorium', gli ha insegnato la precisione dei segni; nello stesso tempo ha inciso una frattura silenziosa tra la regola e la gestione della ricchezza. Fuggito dal monastero, Arnaldo attraversa l’Europa delle strade, incontra mercanti e vede come il denaro ridisegna il sacro; e decide di cercare l’origine in oriente. A Gerusalemme e nel deserto vive l’esperienza del fuoco: una parola che agisce, che toglie il superfluo e trasforma.
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