Dal caffè Capretz alle stanze silenziose di tribunali e ospedali, venti racconti disegnano il rischio di nascere donna in un’Italia che vorrebbe ignorare le sue stesse ferite. Voci intrecciate al presente, madri, figlie, professioniste, migranti, corpi offesi e anime che resistono, ogni storia una lotta, ogni pagina il passo breve tra sopravvivenza e sconfitta. A un primo bacio segue il gelo della vergogna, la paura che si annida in casa, la fiducia tradita dietro maschere di normalità. Storie dove il dolore si srotola senza retorica: donne prigioniere di amori che soffocano, di padri-padroni e retaggi antichi, della violenza nascosta nei riti familiari e nei silenzi sociali. Ma anche occhi che imparano a guardarsi allo specchio, mani che ricordano la forza del “no”, sorellanza che cura ciò che non si può guarire con una carezza. Il languore di una provincia immobile, un sequestro ai margini del mondo, il sangue sull’asfalto, una gonna di broccato – ogni dettaglio pulsa di realtà. Nel solco tracciato da Serena Dandini e Michela Murgia, questa raccolta – nata dal vissuto e dalla memoria collettiva – si snoda cruda, autentica e mai compiacente. Le sue storie restano addosso, polvere che brucia e rinnova. Il rischio di nascere donna è ancora qui. Ma la voce, finalmente, non può più essere spenta.
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