L’avvocato Gorbi, consigliere di una fondazione d’arte, sa da tempo che il Tiziano più prezioso della collezione è probabilmente un falso – ma tacere è sempre stata la sua specialità, in una città «prudentemente riservata, prudentemente ricca d’umanità e di cultura». Quando l’amico l’unico forse, muore all’improvviso durante una gara ciclistica amatoriale, qualcosa in Gorbi si incrina: comincia un’ossessiva ricerca della «ricetta assoluta e inconfutabile» dei tortelli d’erbetta e di zucca, convinto che in quella purezza perduta si nasconda la salvezza – sua, della città intera, dell’umanità. Tra falsi d’autore, cene mancate, un matrimonio non d’interesse, e la Parma dei borghi popolari e dei palazzi Farnese, l’indagine di Gorbi si rivela una indagine dentro la propria vita che, di fronte al tempo che passa e alle verità che si sgretolano, prova ancora a cercare ciò che è autentico nell’arte, nel cibo, nei rapporti. Un omaggio sottile a Parma, ai suoi paesaggi e alla sua tradizione, e un invito a riscoprire il senso delle cose semplici fino a un finale sorprendente quanto commovente.
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